Muoversi da replicanti in un ambiente online 3D: la provocazione dei corpi al centro delle performance degli artisti virtuali
NET ART RELOADED: RICOMINCIO DA SECOND LIFE
di Domenico Quaranta
[Pubblicato in Queer (supplemento libri del quotidiano Liberazione), 18 febbraio 2007, numero 94, pp. IV–V.]
Gazira Babeli, “La morte di Gazira”, 2007. Foto di scena dal film Gaz' Of The Desert. Courtesy l'artista.
Arrivo ad Ars Virtua puntuale, alle 21.30. La galleria è già piena. Riconosco alcuni amici: Gazira, particolarmente sexy per l'occasione; Wirxli, che svetta sulla massa con la sua rigogliosa capigliatura magenta; e poi loro, i protagonisti della serata: Eva e Franco Mattes alias 0100101110101101.org. È il primo di febbraio, e i Mattes stanno per mettere in scena una serie di performance per la Galleria Civica di Trento, nell'ambito della manifestazione Il teatro della vita. Ma non siamo a Trento: non io, almeno, e nemmeno loro. Siamo su Second Life, uno dei più popolari mondi virtuali del momento, e precisamente ad Ars Virtua, un centro sperimentale che dal novembre 2005 supporta la creazione e l'esposizione di opere d'arte all'interno di Second Life. Le tre performance dei Mattes sono, in termini tecnici, dei “reenactments”, riproposizioni di celebri performance degli anni Settanta. La prima è Shoot, di Chris Burden, che nel 1971 si fece sparare in un braccio da un amico. La seconda è Seedbed (1972), di Vito Acconci: l'artista si masturba sotto una piattaforma inclinata su cui passeggia il pubblico, ascoltando i suoi gemiti e le sue fantasie. La terza è Tapp und Tast-Kino, una performance urbana in cui l'austriaca Valie Export, indossando una sorta di “teatro portatile” che celava il suo seno nudo, offriva ai passanti la possibilità di introdurre le mani per toccarlo.
La scelta di tre performance storiche che mettono in gioco, in maniera provocatoria e anche violenta, il corpo, non è casuale, come non è casuale l'idea di adottare il genere del “reenactment”. Second Life è un ambiente tridimensionale online in cui si è chiamati, più che a giocare, a costruirsi una seconda vita. Vi si agisce attraverso un corpo in uno spazio verosimile. Tutto è una replica di qualcosa d'altro, e le performance dei Mattes riflettono proprio su questo. Al contempo, Second Life abbatte la distinzione tra spazio della rappresentazione e spazio di vita, tra media e realtà. Non sei più davanti a uno schermo, sei dentro a un mondo. Vivi come reale una “allucinazione consensuale”.
Rimettendo in scena performance che hanno a che fare con il sangue, lo sperma, l'erotismo i Mattes rompono questa illusione, ma nello stesso tempo ne mettono in risalto la consistenza: era o non era eccitante toccare le tette di Eva Mattes?
Man Michinaga, alias Patrick Lichty, stimato critico e curatore oltre che artista, non ha dubbi: “Second Life è il primo luogo in cui possiamo dire che a volte quello che facciamo online È importante”, al punto da avere ripercussioni sulla vita reale. In Second Life, Man è uno dei membri fondatori di Secon Front, il primo gruppo di Performance Art attivo in un mondo virtuale. Le performance di Second Front, fondato il 23 novembre 2006, sono fluide e mutevoli come l'ambiente in cui si sviluppano. Il gruppo, costituito attualmente da nove membri, alterna improvvisazioni minimali come Breaking News – in cui rivaleggia in maniera donchisciottesca con Reuters (da poco sbarcata in Second Life) adottando, per lanciare le notizie, i modi degli strilloni dell'Ottocento – a grandi eventi come Border Control, proposto proprio ad Ars Virtua un paio di mesi fa. La performance doveva inaugurare una complessa installazione dell'artista JC Freemont (al secolo John Craig Freeman) sul tema della frontiera tra Stati Uniti e Messico: di fatto, Second Front ha trasformato il vasto pubblico presente all'inaugurazione in una massa di clandestini senza diritti, terrorizzandolo con l'artiglieria, erigendo una frontiera improvvisata e infine sommergendolo sotto una pioggia di fuoco e di attrezzature di sicurezza.
Eva e Franco Mattes (alias 0100101110101101.org), Burden's Shoot, febbraio 2007. Immagine della performance, courtesy gli artisti.
In Second Life, è facile intuirlo, c'è arte di ogni tipo. Come la Rete, Second Life viene usata da molti come una vetrina per esporre arte del tutto tradizionale. Il fatto che molta arte “autoctona” assuma la forma della performance è significativo. Secondo Wirxli Flimflam, anche lui membro di Second Front, in Second Life “ogni momento sembra parte di una performance. Tutto è adattabile, e praticamente tutto può essere indossato: il che rinforza la mia idea che la performance sia il medium più 'autentico' di Second Life, nel senso greenberghiano del termine.” Ma c'è di più. In un mondo fatto di bit, qualunque pezzo di codice fa “accadere” qualcosa; uno script è un evento che può modificare il nostro mondo, il nostro corpo, il nostro comportamento. La Software Art diventa Performance Art. L'ha capito bene Gazira Babeli, che nel marzo 2006 è comparsa sulla scena presentandosi come “code performer”. Gaz' scatena piccoli o grandi eventi scrivendo programmi: imprigiona la gente in lattine di zuppa Campbell's, scatena tempeste di loghi McDonald's e punti di domanda, spara pizze, lancia se stessa a centinaia di chilometri di altezza, infesta Second Life di oggetti autoreplicanti. In questi giorni Gazira sta terminando le riprese di Gaz' Of The Desert, un film liberamente ispirato a Simón del desierto (1964) di Luis Buñuel e girato in un deserto da lei costruito su una piattaforma mobile sospesa per aria sulla regione di Odyssey. Non una narrazione ambientata in Second Life, ma un film che sfrutta uno scenario costruito ex-novo con il motore del mondo virtuale.
Second Front, Last Supper, gennaio 2007. Immagine della performance, courtesy gli artisti.
A questo punto, sorge spontanea la domanda: “perchè Second Life?”. Esistono, in realtà, diversi esperimenti di arte nei mondi virtuali: dalle performance di Joseph Delappe nei giochi di guerra online ai lavori di Rainey Straus e Katherine Isbister in The Sims Online. Tuttavia, Second Life sembra dimostrare un'altra intensità, e lo sviluppo – graduale ma inarrestabile – di una vera e propria “scena”. Gli oltre otto milioni di giocatori di World of Warcraft potrebbero far notare, in tono sprezzante, che in Second Life non c'è niente di meglio da fare, e in parte avrebbero ragione: ciascun “residente” deve inventarsi un proprio destino, e la noia è uno dei tanti elementi che la seconda vita ha in comune con la prima. La creatività, a tutti i livelli – economico, politico, artistico, sessuale – è la benvenuta. Ma c'è di più. Molti artisti approdati a Second Life dopo una lunga esperienza di Internet sostengono che stare lì dentro è un po' come stare in Rete dieci anni fa. Stessa eccitazione, stesso senso di libertà, stessa voglia di fare. Molti analisti, d'altra parte, sostengono che Second Life, più che un gioco, sia un nuovo modello di rete. Mettiamo insieme questi elementi, e sarà difficile non cogliere le premesse di qualcosa di nuovo. Net.art reloaded?
Link:
Second Life - http://secondlife.com/
Eva e Franco Mattes - http://www.0100101110101101.org/
Second Front - http://slfront.blogspot.com/
Gazira Babeli - http://gazirababeli.com/