Sunday, February 8, 2009

ARTICLE: Firefox Art

In Flash Art, Issue 274, febbraio - marzo 2009, p. 42


Tobias Leingruber, Aram Bartholl, Evan Roth, CFFF (China Channel Firefox Add-on), 2008.

Nel dicembre 2008, un progetto ha temporaneamente riscaldato il dibattito sulle mailing list. Sviluppato dall'artista Tobias Leingruber mentre frequentava il corso di Media Design presso il Piet Zwart Institute di Rotterdam, Pirates of the Amazon è un add-on di Firefox, uno dei più utilizzati Web browser. Una volta installato, il programma introduceva un link “download 4 free” nelle pagine di Amazon ogni volta che un libro si rivelava scaricabile da The Pirate Bay, un popolare (e illegale) servizio di download gratuiti utilizzato da circa 25 milioni di utenti. Lanciato il primo dicembre 2008, il progetto fa il giro dei blog, e solo due giorni dopo gli autori ricevono una lettera di “cease and desist” dall'ufficio legale di Amazon. Attualmente, il sito ufficiale si limita a documentare il progetto, ma l'applicazione è ancora reperibile in rete.
Pirates of the Amazon non è il primo tentativo di Leingruber di creare un'estensione di Firefox che sia un'opera d'arte. Nel 2007, l'artista tedesco ha realizzato Timemachine, una “macchina del tempo” che retrocede qualsiasi sito al 1996: sfondi stellati, gif animate, font colorate e bizzarre. Nell'ottobre 2008, con Aram Bartholl ed Evan Roth, ha lanciato CFFF (China Channel Firefox Add-on), un'applicazione che ci consente di navigare come se fossimo in Cina: ovvero, di fare esperienza diretta, attraverso il nostro browser, della censura cinese.
Lavori di questo tipo sono resi possibili dalla natura open source di Firefox, al cui sviluppo contribuisce una vasta comunità di programmatori. La sfida, qui, è dare vita a progetti che indaghino Internet come spazio pubblico, luogo di incontro e di scontro di visioni diverse. Bocciate dalla piattaforma ufficiale degli add-on di Firefox come “useless art”, queste applicazioni sono ora disponibili sul portale Artzilla. Da lì possiamo installare anche Add-art, un'applicazione prodotta dall'artista Steve Lambert con il supporto delle istituzioni newyorkesi Eyebeam e Rhizome. Add-art è un'ingegnosa operazione di cybersquatting che si appropria degli spazi pubblicitari presenti nei siti Web e rimpiazza la pubblicità con l'arte. Ogni due settimane, Add-art commissiona a un curatore una nuova mostra che allieta e arricchisce la nostra navigazione facendoci al contempo riflettere sull'onnipresenza della comunicazione pubblicitaria.



Questo sito visualizzato con Timemachine.

Se il browser è la nostra finestra sul Web, “l'arte dell'add-on” è come gli occhiali di John Nada in Essi vivono, il celeberrimo film di John Carpenter: non intervengono sulla rete, ma sul filtro con cui la vediamo, e quindi sul nostro sguardo. Mostrandoci come, dietro la sua interfaccia pulita e funzionale, il Web sia, oggi più che mai, un luogo di tensioni non risolte sulla libertà di espressione, la censura, la commercializzazione dello spazio pubblico, la privacy e la proprietà intellettuale.

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